Bibliografia: Angelone G. Vitagliano G. (a cura di), Pietravairano
nella bufera delle guerre mondiali -Catalogo della mostra fotografica e
documentaria (5 novembre-18 dicembre 1994), Ed. Pro Loco, Pietravairano,
1996.
· Angelone G., Pietravairano: dall'occupazione nazista alla liberazione
alleata, Vairano Scalo 1998.
+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
IL PONTE
SUL VOLTURNO
Fugace
excursus tra i libri di Antonio Gaetani
a cura di
Mario N. Giuliano
Nella
tarda mattinata del 23 Ottobre 1943, la temibile retroguardia della
Decima Armata tedesca, composta dai guastatori della 3a
divisione motorizzata, in lenta ritirata verso Cassino, fece saltare in
aria, dopo averlo minato, il ponte sul Volturno tra Raviscanina e
Pietravairano
Dal punto di vista
strategico-militare, fu un’operazione assolutamente ordinaria, fatta con
l’intento di creare disagio logistico tra le forze alleate operanti
sulle due sponde e di rallentarne l’avanzata.
In questo articolo, con
l’ausilio delle notizie ricavate dal piccolo fondo Antonio Gaetani
presente nella Biblioteca dell’Associazione Storica del Medio Volturno,
si tenterà di mostrare le traversie politiche che si dovettero superare
per arrivare alla sua realizzazione.
Il primo documento che vi si trova, in ordine di
tempo, è un “piccolo lavoro”, a suo dire, “scarso di merito, povero di
facondia” composto dall’ingegnere civile Giuseppe Garzia e presentato al
Consiglio Provinciale di Terra di Lavoro nella sessione del settembre
1863. Esso è, indubbiamente, un lavoro di parte col quale l’autore
candida all’approvazione del Consiglio tre suoi progetti, opponendoli
alle due proposizioni già avanzate dall’ing. Giustino Fiocca su invito
dell’Amministrazione stessa. La differenza fondamentale che appare nelle
proposte fatte dai due tecnici è la scelta del luogo nel quale compiere
l’opera per attraversare il Volturno: la scafa di Baia per Fiocca,
quella di S. Angelo per Garzia.
Accontentandoci di aver
segnalato anche questa fonte a quanti vorranno approfondire la polemica
sulla localizzazione del ponte che per tanti anni tenne accesi gli animi
delle popolazioni e dei rappresentanti politici locali paralizzandone la
realizzazione, concentriamoci sulla parte del capitolo primo nel quale
il Garzia, nel sostenere le sue tesi, accenna ampiamente alle pratiche
fino ad allora espletate per costruirlo.
1. In gennaio 1833 l'Ingegnere Panico
presentava il progetto, che venne approvato con Ministeriale
dell'Interno del 27 febbraio seguente, per la strada poscia da lui
stesso diretta, che mette in comunicazione quella degli Abbruzzi con la
Sannitica, e nel primo tratto fra Pietravairano ed Alife all'art. 2, era
proposto il ponte nel sito detto Scafa S. Angelo, da formarsi con pile
di fabbrica e travate di legno, il di cui importo si facea ascendere
alla presuntiva spesa di duc. 14,000. Tale strada veniva saggiamente
condotta dal Panico nel modo come ora vedesi, cioè diramandosi da quella
degli Abbruzzi al miglio XXIX giunge con piccole sinuosità fin sotto
Pietravairano, da dove con un magnifico rettifilo di miglia tre,
attraversa il Volturno ov'è la scafa conosciuta sotto la denominazione
di S. Angelo o di Pietravairano, ma meglio direbbesi di Raviscanina nel
cui territorio è compresa, e quindi volgendo ad Oriente conduce ad Alife
e Piedimonte, d'onde si distende verso Gioja e la Sannitica.
E' notevole che fin da quell'epoca, il
dotto Ingegnere Panico che tanta buona fama ha lasciato di sé, chiamato
a progettare la più facile e breve comunicazione fra Piedimonte e la
strada degli Abbruzzi, propose egli la linea in parola, che fu
superiormente approvata, ed eseguita col plauso generale di quelle
popolazioni, per essere infatti una strada ottimamente prescelta e
condotta, stante la campagna aperta e piana che attraversa, ed il suo
regolare profilo, quasi a livello per tutta la lunghezza.
Eseguitasi tale strada nel periodo di
molti anni, veniva differita la costruzione del ponte. Finalmente
nell'anno 1852 formatosi il progetto della strada, indi costruita, che
diramandosi dalla prima presso la Scafa S. Angelo conduce per sotto
Ailano e Pratella fino a Prata, si pensava novellamente al bisogno del
ponte, reclamato sempre dal Circondario di Piedimonte, per la infelice
condizione di rimanere svariate volte nel corso dell'anno segregato dal
resto della Provincia, per l'ingrossarsi del Volturno; ponte che apre la
più facile e spedita comunicazione, stante che sullo stradale da
Piedimonte a Caserta, fino a che non ne saranno fatti due sulle Scafe di
Laurenzana e di Cajazzo, non sarà punto migliorata la condizione di quel
cammino.
2. Il Consiglio Provinciale nella
sessione dell'anno 1853 ne esprimeva un primo voto, che reiterava nel
maggio 1854 così formulato:
"Domanda la costruzione del Ponte sul
Volturno sotto la Pietra, affinché la strada Provinciale che dal miglio
29 conduce a Piedimonte, non abbia interrotto il cammino nei tempi
d'inverno".
Qual voto veniva dal Re accolto, e
trasmesso al R. Ministero dei Lavori Pubblici art. 73 delle Sovrane
risoluzioni.
3. Interpellatone l'Ingegnere Direttore
dei Ponti e Strade in Caserta, che in quell'epoca era il sig. Tommaso
Tenore, questi con rapporto del 19 febbraio 1855 diretto all'Intendente,
accennava alle difficoltà maggiori per l'ampiezza del fiume, ed alla
spesa per cui neppure il doppio di quella indicata dal Panico sarebbe
sufficiente.
E' evidente che volendosi fare il Ponte
interamente in fabbrica, la spesa dove a risultarne assai maggiore di
quello a travate di legno e quasi provvisorio come intendeva costruirlo
il Panico.
4. Del pari il Conte Francesco Viti che allora
reggeva la Sotto-Intendenza di Piedimonte, caldamente propugnava in ogni
riscontro la pronta attuazione delle opere pubbliche più urgenti ed
interessanti al Distretto, in cima alle quali era reputato, come è
difatti, il ponte alla Scafa S. Angelo. Talché con suoi reiterati e
pregevoli rapporti esponeva l'impellente necessità di quell'opera,
reclamata dall'intero Distretto (in nota: Tali rapporti che per brevità
non trascrivo, meriterebbero di venir letti. Dessi portano le date 28
febbraio, e 11 agosto 1855, e 20 gennaio 1856), nel primo dei quali
trascriveva il parere del Consigliere sig. Pece, così espresso:
"Inoltre non debbo tacerle di conoscere
personalmente, ed ognuno può ravvisare lo stesso, che il materiale tutto
inserviente per sì lodevole opera trovasi a breve distanza dal fiume
medesimo, e che il ponte a farsi riuscirà di facile costruzione,
potendosene buona parte eseguire a secco per indi poi deviarsi etc."
5. Lo stesso Conte Viti con la sua
erudita prolusione al Consiglio Distrettuale di Piedimonte nella
sessione 1855 diceva: "Da questo Capo-luogo alla Scafa S. Angelo sono
miglia 8, o poco più, e da questa alla milliaria XXIX sul regio cammino
degli Abbruzzi 5 1/2; di modo che fino a Capua si avrebbero m. 27 di
strada sempre piana, agevole, ed in ogni ora del giorno animata; da
preferirsi alla strada per la salita di Gradillo che, se più breve,
obbliga a transitare due scafe".
"Il ponte sul Volturno a Raviscanina è
dunque fuori di dubbio opera necessaria ed urgente per Piedimonte e
buona parte del Distretto".
E poco appresso accennando alla
continuazione della strada Bruzio-Sannitica, cioè quella che da
Piedimonte, per Sipicciano, S. Potito, Gioja e Faicchio va ad incontrare
la Sannitica verso S. Salvatore, aggiungeva:
"Si lavora a questa strada, ma con molta
lentezza; ed è pur dessa interessante, utilissima ed essenziale a questo
Capo-luogo che circoscritto dai tortuosi giri del Volturno rimane le più
volte bloccato senza commercio, anzi con danno gravissimo del commercio
stesso. Fintantoché o il ponte alla Scafa di S. Angelo non verrà
costruito, o protratta la strada a S. Salvatore; sempre deplorevole
e miseranda sarà la condizione di queste popolazioni. Date però la
preferenza al ponte, pregate il Sovrano, e non abbandonate per un
istante un'impresa, che dev'essere in cima ai vostri pensieri, finché
non addivenga un fatto compiuto.
Vorrei infondervi tutta la premura ed
ansietà che io sento pel compimento di siffatte opere, ed al più presto
che si possa, per una di esse almeno.
Riunite dei capitali, animate una
società o associazione di proprietari; e così solamente potrete
slacciarvi con prestezza dalla prigionia che il Volturno v'impone".
6. Non minori erano le premure che molti
municipi avanzavano, e rimarcarsi fra l'altre la Deliberazione
Decurionale di Piedimonte d'Alife del 26 luglio 1855 (in nota: Leggasi
in ultimo fra i documenti giustificativi).
7. Del pari il Consiglio Provinciale
nella tornata del 1856 reiterava le domande per detto ponte.
8. Finalmente con Rescritto del 12
novembre 1856 pel Ministero dei LL. PP. 1° Carico N° 7158, si ordinava
la formazione del progetto.
In seguito a che l'Ingegnere Tenore
replicava da Caserta con foglio del 19 gennaio 1857, chiedendo
all'Amministrazione Generale di Ponti e Strade che avesse disposto
all'Ispettore del ripartimento di andar seco lui a vedere quella
contrada, onde scerre il più acconcio sito ove stabilire il ponte,
tanto per la solidità, che per la regolarità ed economia.
9. Risultato di ciò fu la disposizione
dell'Amministrator Generale suddetto data al Tenore in febbraio 1857,
che avesse pria di ogni altro presentata la pianta e proffili
longitudinali e trasversali dell'alveo del fiume per una sufficiente
estensione sopra e sotto corrente.
10. Il detto Tenore con foglio 2 aprile
1857 assicurava l'Intendente che gl'Ingegneri Cassetta e d'Avitaja
da lui spediti nel passato mese di marzo a fare gli studii di campagna,
li aveano di già completati; lavoro che fu al dì 14 aprile detto rimesso
dal Tenore all'Amministrator Generale di Ponti e Strade.
11. Tali elementi furono passati
all'Ingegnere Ispettore Oberty, con incarico di recarsi sopra luogo ed
esaminare le cose proposte dal Tenore, riferendo poi l'occorrente col
suo parere.
12. Quindi al 28 novembre 1857 l'Amministrator
Generale di Ponti e Strade scriveva all'Intendente ed all'Ingegnere
Tenore, "che dopo lo avviso del Consiglio degl'Ingegneri, il Ministro
dei LL. PP: il 14 detto 2° Ripartimento, 1° Carico N° 9058, ha disposto
quanto segue:
"Ho letto nel suo rapporto del 3 ottobre
ultimo due deliberazioni emesse da cotesto Consiglio d'Ingegneri in
ordine alla costruzione di un ponte sul Volturno presso Pietravairano
sulla strada da Alife al Regio cammino degli Abbruzzi, per le quali si
conchiuse che debba situarsi qual ponte nel tratto rettilineo del
fiume sotto-corrente della scafa, a poca distanza dai due rami
esistenti di detta strada, che debba esso comporsi di 15 archi ognuno
della corda di palmi 45, con fondazioni isolate se a conveniente
profondità si troverà lo strato di tufo atto a piantare i piedritti, o
con platea generale, se questo strato non si rinvenga, nel modo proposto
dallo Ispettore del ripartimento, e che infine debba escludersi la idea
di un ponte in ferro, come avea divisato il Consigliere Provinciale
di Terra di Lavoro". E quindi si davano le disposizioni analoghe per la
redazione del progetto artistico.
Il quale veniva infatti su tali norme
compilato dall'ufficio degl'Ingegneri di Ponti e Strade della Provincia,
e rimesso dall'Ingegnere Direttore sig. Ruggi (che in tal frattempo avea
surrogato il Tenore) all'Intendente della Provincia in data 4 novembre
1858. Tale progetto presenta la spesa di duc. 91,800.
13. Il Consiglio Provinciale nella
sessione di maggio 1859 così si esprimeva riguardo a tale opera:
"1° di concedersi a prezzo definito, e
con altri patti la confezione del ponte.
2° di attuarsene in ogni caso i lavori a
cura della Provincia, moderatone prima lo estimativo".
14. Comunicato al lodato sig. Ruggi la
deliberazione del Consiglio Provinciale dianzi accennata, e chiesto il
suo parere sulla restrizione da apportarsi alla spesa, egli con foglio
del 24 febbraio 1860 N° 180, rispondeva all'Intendente:
"Il progetto dello importo di duc.
91,800 venne compilato in seguito di lunghe ed accurate investigazioni
per ciò che riguardava il metodo di fondazione e la scelta del sito ove
il ponte medesimo dovea stabilirsi, ed in tali operazioni intervenne
pure l'Ispettore del ripartimento cav. Oberty.
Dalle operazioni fatte si trovò
conveniente che lo estimativo dei lavori fosse elaborato nella ipotesi
di doversi stabilire il ponte sopra platea generale, salvo ad adottarsi
il sistema di fondazioni a pile isolate, se nella esecuzione si fosse
rinvenuto un fondo di tufo di tale solidità da poter fare a meno della
platea generale. L'alveo nel sito del ponte presenta un suolo di terra
argillosa, e di arena o ghiaia, ma non improbabile che possa
incontrarsi il tufo a qualche profondità dal perché se ne vedono dei
segni tanto sopra che sotto-corrente a molta distanza da poter fare
sperare che lo stesso possa verificarsi nel sito del ponte (in nota:
Quando l'anno scorso presentai la mia memoria al Consiglio Provinciale,
con i relativi progetti, io affermava lo stesso, senza ancora aver letto
il surriferito rapporto del Ruggi, di cui ne ho avuto cognizione quando
nel passato mese mi fu permesso di leggere lo incartamento). Qualora
potesse farsi a meno della platea generale, si avrà un risparmio
sull'ammontare del progetto di circa ducati 10,000 ed è questa l'unica
economia sperabile, non potendosi moderare i prezzi dei varii lavori,
essendosi ritenuti quelli delle attuali Tariffe in corso, ed ai quali
non può portarsi altra riduzione".
15. A dì 3 Aprile 1860 l'Intendente
sull'uniforme parere della Deputazione delle opere pubbliche
Provinciali, spediva lo intero incartamento ai Deputati Marchese
Buonpane e cav. Ungaro affinché si fosser resi sopra luogo, ed associati
al Consigliere Pece avesser dato giudizio sulla riduzione della spesa e
sul sito da preferirsi.
Tale incarico veniva da essi adempito e
con riscontro del 16 aprile detto, dicevano aver percorso le sponde del
fiume sotto e sopra corrente, ed aver osservato quanto segue:
"Indispensabile è la necessità di
costruire il disegnato ponte, il quale rannoda i due tronchi di strada
provinciale, apre con effetto il transito a molti Comuni che
nell'inverno rimangono sequestrati per l'impedimento del fiume; ai
Comuni stessi dà quasi una novella vita e perfeziona la bellissima
strada Bruzio-Sannitica.
Però riandando i diversi progetti fatti,
esaminando il sito prescelto per esso e che non può cangiarsi, sito che
è quello stesso indicato fin dal 1833 dall'Ingegnere Panico, e sempre
ritenuto dagli altri posteriori, ci siamo convinti che ivi soltanto e
non in altro punto debba venire la costruzione. Abbiamo in seguito
con minuto esame fatto sopra luogo, accompagnato dalle indagini raccolte
da quei naturali e dagli analoghi chiarimenti somministratici dal
Consigliere Pece, osservato che la condizione idrografica del fiume
non è punto diversa da quella indicata dal Panico nel suo progetto del
1833, poiché la sponda destra di esso è stata sempre più bassa della
sinistra, così come è, senza aver sofferto le grandi piene ed in tanti
anni trascorsi alcuna degradazione. Tanto ciò è vero che noi stessi i
quali ci trovammo a guardare il fiume in quel punto precisamente in
tempo di pioggia dirotta che da più giorni cadeva, non osservammo per
ombra invasa dalle acque la sponda destra ch'é la più bassa".
Ed è quivi fatto la prima volta cenno di
una offerta che intendeva presentare l'Architetto di Piedimonte signor
Giacomo Torti.
16. A dì 27 aprile 1861 il Sotto
Prefetto Bardari richiamava l'attenzione del Governo sulla urgenza del
ponte alla Scafa S. Angelo, sviluppando i vantaggi economici che ne
risultano al Circondario.
17. Il Dicastero dell'Interno in data 10
maggio 1861, preveniva il Governatore di Terra di Lavoro di aver
trasmesso in pari data al Direttore dei Lavori Pubblici l'offerta
dell'Architetto Torti pel detto ponte, con la quale in data 21 aprile
1860, il Torti esponeva voler costruire il ponte ed opere accessorie nel
modo da esso progettato, esigendo un pedaggio, e dando facoltà alla
Provincia di acquistarlo quando le piaccia mediante la spesa non
maggiore di duc. 30.000.
18. Il Dicastero delle Finanze e LL. PP.
con nota del 18 maggio facea noto al Governatore di Caserta:
Che il Ministro dei LL. PP. in data 11
detto da Torino gli spedisce copia di una deliberazione di 21 Comuni del
Circondario di Piedimonte con le quali chiedono la costruzione di un
ponte sul Volturno. E che comunicate le dette deliberazioni al Cav.
Ranco delegato ad ispezionare le strade delle Provincie meridionali,
esso col suo parere opinava fra le altre cose: "farsi le più vive
istanze presso le autorità amministrative della Provincia, onde si
proccuri la pronta costruzione del ponte nel suddetto luogo di S.
Angelo, mediante il quale, oltre a rendere libera la comunicazione dei
comuni posti sulla sinistra del Volturno colla strada nazionale che da
Capua tende a Venafro, si aprirebbe pure ai comuni posti a monte di
Piedimonte una strada per le più forti pendenze che incontransi lungo
quest'ultima, sia pel nuovo incaglio che essa presenterebbe nel punto
dove traversasi pure il Volturno alla Scafa di Cajazzo".
19. A dì 11 luglio 1861 la Direzione
Generale dei LL. PP: scriveva al Governatore di Caserta, "che riguardo
al progetto Torti il Consiglio Superiore degl'Ingegneri avendolo
esaminato ha trovato che consiste in un ponte a soli tre archi, il medio
di corda palmi 68, ciascuno dei laterali di corda palmi 34; e gli sembra
non suscettivo di una seria discussione, onde avvisa che lasciando da
parte il ponte come è ideato dal Torti, si debba sempre e
necessariamente eseguire un ponte in quel sito".
20. Il 31 dicembre 1861, il Ministro dei
LL. PP. scrive al Prefetto, che riandando sulla offerta Torti, desidera
che sia sottoposto alla deliberazione del Consiglio Provinciale.
21. In vista di ciò la Deputazione
Provinciale in data 9 gennaio 1862 spediva i due esistenti progetti al
sig. Ruggi, per tenerli entrambi presenti, e formarne uno medio.
22. Al che il Ruggi replicava in data 17
detto mese, non potere apportare nessuna variazione al primitivo da lui
redatto, che quello del Torti non risponderebbe per nulla al bisogno, né
alla solidità dell'opera, sviluppandone le ragioni tecniche, e quindi
restituisce tal quale i progetti.
23. A 17 maggio 1862 la Deputazione
rivolgeva invito all'Ingegnere Fiocca, perché dasse un parere sui
mentovati due progetti, per porla al caso di scegliere fra di loro, o
farne elevare un terzo.
24. Varie altre pratiche passarono, ed
al 17 luglio la Deputazione facultava il Fiocca a far quanto credeva
necessario all'uopo, inclusi accessi ed esperimenti, e quando non
potesse attenersi né all'uno né all'altro dei due progetti, elevarne un
terzo, premurandolo a darne il risultato prima del 15 agosto 1862, affin
di presentarlo al Consiglio Generale nella sessione del settembre
prossimo.
25. A dì 15 settembre 1862 il Consiglio
Generale deliberava:
"Art. 136. Che il Fiocca, già incaricato
dalla Deputazione, continui a studiare il sito in cui meglio si possa
costruire il Ponte; e laddove egli trovi più adatto un sito diverso da
quei designati nei progetti precedenti, ne sia fatto un nuovo progetto.
Qualora il sig. Fiocca non possa
eseguire lo incarico, è data alla Deputazione facoltà di surrogargli
altri".
26. E nella tornata XI del giorno
seguente il Consiglio a maggioranza di voti stabiliva: "Riserba a sé
il deliberare se il nuovo progetto che potrà esser fatto del Ponte si
debba o no approvare".
27. Fu in quell'epoca cioè al 17
settembre 1862, che io presentai al Consiglio Provinciale una memoria ed
una cartiera con tre progetti pel Ponte alla Scafa S. Angelo, pel qual
lavoro s'incaricava la Deputazione a ritenerlo presso di sé, e
gentilmente retribuirmi le azioni di grazie. Parve ozioso portarvi esame
prima che il sig. Fiocca avesse presentato i risultati del suo incarico,
tanto più che in quell'epoca già aveva svolto le sue idee per stabilire
il ponte a Baja anziché a S. Angelo, come si è potuto vedere accennato
nelle risoluzioni del Consiglio Generale e della Deputazione, a cui si
eran da lui sottomesse le sue vedute generali (B).
28. Ed al 25 settembre detto la
Deputazione estendeva al Fiocca lo incarico di esaminare se il sito del
"progetto esistente, fosse sotto il triplice aspetto tecnico, economico,
e finanziario il migliore possibile, o se invece altro non ne sia da
preferirsi. E nel secondo caso lasciando da parte i progetti esistenti
si occupi di elevarne un terzo, che abbracci anche i necessarii tronchi
di strada che lo mettano in comunicazione con le strade esistenti, e dia
uno sguardo alla linea da Baja a Riardo che deve completarsi, chiamando
a sé per quest'ultima parte l'Ingegnere Nucci che ha progettato i lavori
di completamento".
29. A dì 29 settembre detto il Prefetto
informava il Ministro dell'Interno dell'operato, e dell'incarico dato al
Fiocca. Ed il sullodato Ministro riscontrava da Torino il 10 ottobre,
rimandando vidimato un esemplare della deliberazione 16 settembre
prossimo passato, colla quale il Consiglio Provinciale riserbava a sé la
decisione intorno al progetto da adottarsi pel detto ponte ed
aggiungeva:
"In ordine al quale affare lo scrivente
le accenna fin d'ora ad ogni buon fine, che il progetto che sarà per
adottarsi dovrà, prima che si proceda al relativo appalto sottomettersi
alla disamina della superiore autorità tecnica per i provvedimenti di
sua competenza in linea d'arte".
30. Frattanto divulgatasi nel
Circondario di Piedimonte la nuova che il Fiocca chiamato a dar parere
pel ponte a S. Angelo, proponeva invece allogarlo a Baja, su di che
tentennava dubbiosa la Deputazione, a libere manifestazioni si
raccoglievano i varii Municipii, talché quelli di Piedimonte d'Alife,
Letino, Prata, Fontegreca formolavano deliberazioni esprimendo i loro
voti più ardenti perché sia adottato il sito di S. Angelo anziché quello
di Baja, mentre Pietra Melara pel suo pro deliberava contrariamente (C).
31. A 7 novembre 1862 il Fiocca
assicurava la Deputazione aver disposti gli studii, che quando compiuti,
avrà cura d'inviare senza ritardo la sua relazione. Che avea percorso la
strada da Baja a Riardo, e chiedeva l'esistente analogo progetto del
Nucci, che la Deputazione a 15 detto mese ebbe cura d'inviargli.
32. Sollevata così una forte disparità
di opinione sul sito ove impiantare il ponte, la Deputazione a 20
novembre detto invitata i Consiglieri Provinciali del Giudice, Gerardi,
Jacobelli, Mazziotti, Jannuccilli, e Zarone ad assistere agli studi
locali commessi al Fiocca (in nota: Però attesa l'assenza del detto
Ingegnere il quale rimase per più mesi nell'alta Italia, gli studii
locali furono aggiornati, e solo andava per farli in maggio prossimo
passato accompagnato dai signori Michele Scotti di Pietra Melara, e
Giovanni e Leopoldo Borrelli di Baja Latina, quando ebbe la sventura di
esser catturato dai briganti. Ma i Consiglieri suindicati non furono
invitati ad assisterlo, e quindi non parteciparono al suo infortunio).
33. Dietro avviso di quest'ultimo
stabilivasi dalla Deputazione di tenere coi prenotati Consiglieri una
sessione in Caserta pel dì 19 marzo corrente anno, ove il Fiocca fece
una relazione delle cose osservate, e formolava il suo parere. - Però
per un dispiacevole ritardo, gli avvisi per tale sessione non arrivavano
che il giorno medesimo ai Consiglieri del Circondario di Piedimonte
signori del Giudice, Gerardi, e Jannuccilli, ai quali più interessava
l'opera e perciò non vi preser parte.
Pur tuttavia la Deputazione in seguito
di tal sessione, scriveva a dì 27 marzo al Fiocca: che riconosciuti i
grandissimi vantaggi che deriverebbero dal prescegliere il sito da lui
indicato vicino ai ruderi dell'antico ponte d'Inferno, ed a sviluppo
dell'incarico affidatogli, con deliberazione del 25 settembre 1862, lo
invita a formare un progetto definitivo per la strada da Baja a Riardo,
ed occuparsi della rimanente linea da Baja alla Consolare di Piedimonte
passando per Dragoni ed Alvignanello, con le opportune deviazioni
all'obbietto, ed oltre le traverse da Baja al Volturno, da Volturno alla
strada di Piedimonte, e dalla strada di Baja alla taverna di
Pietravairano".
34. Affin di dare esatta cognizione
delle cose stabilite, ai signori Consiglieri Provinciali che furono
assenti nella prima sessione, e far tesoro dei loro lumi, la Deputazione
stabiliva tenere seco loro un'altra adunanza a dì 16 giugno ultimo, alla
quale intervennero tutti non meno che il signor Fiocca (unico Ingegnere
fra di loro).
Nella stessa sezione seguono i due rapporti
dell’ing. Fiocca “intorno al Ponte da costruirsi sul Volturno alla scafa
di Baja e Latina” e le sue due proposte mentre negli altri capitoli
l’ing. Garzia, come già detto, sfoggia il suo ingegno per confutare i
dati proposti e ad illustrare i suoi progetti.
Noi ci fermiamo qui anche perché, fattaci
un’idea di quanto avvenuto in passato, vogliamo scorrere le altre carte
e continuare a seguire le sorti del ponte nei decenni che chiudono il
secolo XIX.
Fatto è che la questione dopo qualche anno si
arenò e le motivazioni si ricavano da un discorso del 1885 di Nicola
Ventriglia sfociato in proposta di deliberazione al consiglio
provinciale che “non fu votata per essere stata sospesa e rimandata la
discussione a dopo la pubblicazione della legge sulle convenzioni per
l’esercizio delle Ferrovie”. Leggiamo:
La provincia à un
vecchio debito verso la contrada alifana, debito legale, debito
obbligatorio. In quella contrada vi à una strada provinciale tagliata
dal Volturno presso Pietravairano: è la strada che da Piedimonte per
Alife e Pietravairano si allaccia all’antica Nazionale degli Abruzzi al
miglio 29, e porta alla stazione ferroviaria di Caianello e mena al
Porto di Gaeta per Teano e Sessa. I reclami per la costruzione di un
ponte sono sopiti, perché i poco esigenti Comuni della contrada hanno
avuto fede nei loro rappresentanti nel Consiglio della Provincia, e
questi alla loro volta non hanno mai disperato della Ferrovia che
avrebbe assorbita l’opera del Ponte. Né solo del ponte à bisogno quella
strada provinciale, ma anche di radicale rettifica del tratto da
Pietravairano a Marzanello resosi non solo incomodo alla viabilità, ma
pericoloso e disastroso anche per le ordinarie vetture da viaggio.
Ebbene del Ponte a Pietravairano il Consiglio non à sentito più parlare
dal 1866, e tutta la radicale rettifica si è ridotta dopo 15 anni alla
sostituzione di un brevissimo nuovo tratto non ancora costruito.
Or se l’ultimo
tentativo per la ferrovia Telese-Caianello fallisse e non potrebbe oggi
fallire che pel voto negativo del Consiglio, la Provincia sarebbe
inesorabilmente obbligata a costruire il Ponte a Pietravairano; e questo
obbligo glielo impongono la legge e la civiltà. Dovrebbe perciò
sobbarcarsi ad una spesa per lo meno di L. 300.000 non compreso i
tronchi di accesso, necessari se si spostasse l’attuale sito del
passaggio del fiume con scafo e zattera ...
Dunque, ad un certo
punto, si era prospettato di risolvere il problema del ponte
includendolo nel progetto di una ferrovia che attraversasse in lunghezza
la vallata del Volturno.la sessione ordinaria del consiglio provinciale
tenuta il 22 ottobre 1886, per far fronte ad 11 capitoli di spese, venne
proposto e votato di contrarre un prestito, a rate annuali, con la Cassa
Depositi e Prestiti di L. 2 milioni. Al 2° punto vi era il Ponte sul
Volturno a Pietravairano con un costo previsto di lire 450 mila.
L’Ufficio Tecnico, successivamente, allestì un
progetto di ponte in muratura per L. 370 mila che il consiglio, nella
sessione ordinaria del 26 Ottobre 1888, non ritenne di approvare
preferendo votare l’esecuzione di un “ponte in ferro a due travate
parallele, l’una per la strada ordinaria, l’altra a servizio della
Ferrovia Telese-Caianello, da costruirsi quando la detta ferrovia
venisse concessa secondo modalità da convenirsi”.
Il progetto di massima, presentato dall’Impresa
Industriale Italiana per Costruzioni Metalliche indicava una somma che
variava dalle 530.505 alle 533.820 lire, mentre l’Ufficio Tecnico
prevedeva un spesa di lire 341.000 ma con il servizio limitato al solo
traffico ordinario.
Il Consiglio deliberò, equivocando, la soluzione
di un ponte a travata metallica a doppio servizio approvando però
l’importo previsto dai propri tecnici per l’altra ipotesi. Dai Resoconti
Amministrativi e dagli Atti apprendiamo che “Nella tornata 11 Maggio
1891 il Consiglio fu informato dell’equivoco in cui si cadde quando fu
approvata la spesa per questo ponte”, disponendo di conseguenza di
rassegnare al Ministero dei Lavori Pubblici per l’approvazione, come da
due anni continuava a richiedere il Ventriglia “l’unico progetto
completo esistente per questo ponte, e cioè quello per un ponte in
muratura col solo servizio ordinario e con una spesa di £ 370.000.
Questo anche perché, per dirla con le parole del consigliere Lonardo,
“consta che la ferrovia per qualche altro punto potrà passare meno per
quello dove si propone di gittare questo ponte sul Volturno”.
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, con
lievi varianti approvò il progetto sottopostogli dal suo Ministero
suggerendo tuttavia di richiederne uno più completo comprensivo delle
opere di regimazione del fiume”.
A questo punto la Deputazione ritornò a preferire
un ponte metallico e bandì un primo concorso, fallito per la mancanza di
opere di regimazione, al quale parteciparono l’ingegnere Tessitore, la
Società Nazionale delle Officine di Savigliano e la Società Industriale
delle Costruzioni Metalliche, ed un secondo che arrivò a scadenza senza
che alcuno si presentò a concorrere. Fuori tempo soltanto la detta
ultima società, offrendosi di eseguire l’opera ad un cottimo di lire
335.000, presentò un progetto che, ciò nonostante, fu inviato al
Ministero il quale, a sua volta, stante il parere favorevole del
Consiglio Superiore, ne autorizzò l’esecuzione.
Concludiamo seguendo il dibattito avvenuto in seno al Consiglio
Provinciale durante la tornata del 4 Aprile 1894 premettendo, per una
migliore comprensione, che nel frattempo la Cassa Depositi e Prestiti
“dovendo fornire due milioni e mezzo all’anno allo Stato per la nuova
legge sulle pensioni”, dopo le prime 500.000 lire, non aveva potuto più
versare alla Provincia le altre rate del prestito di due milioni.